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Assemblea Confcommercio: "In Italia e in Europa servono fatti oggi, domani sarebbe troppo tardi”

26/06/2012homestampa

Si è tenuta a Roma giovedì 21 giugno l'Assemblea annuale di Confcommercio Imprese per l'Italia. I passaggi salienti del Presidente Sangalli


"In Italia e in Europa servono fatti, e servono oggi perché domani sarebbe troppo tardi". Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha aperto la sua relazione all'Assemblea 2012 di Confcommercio-Imprese per l'Italia, svoltasi a Roma presso l'Auditorium Conciliazione. Un'assemblea durante la quale tutto il settore del terziario e i suoi rappresentanti hanno voluto testimoniare la difficoltà di uno dei comparti più penalizzati non solo dalla crisi ma anche dalle intempestive misure del Governo (vai al video sulla crisi presentato in occasione dell'Assemblea Generale 2012). 

Tanti sono stati i temi affrontati tutti orientati ad una ripresa della produttività e dei consumi perché «è ormai evidente che, se non si rimettono in moto crescita ed occupazione, la “medicina” del rigore diviene insostenibile e non risolutiva» ha ricordato Sangalli. Ecco alcuni passaggi chiave del presidente nazionale.

 

Banche e imprese

Più fatti occorrono per riattivare il flusso del credito alle imprese. Va pigiato con forza il pedale della collaborazione tra banche e imprese secondo quella relazione di prossimità territoriale, che è tanta parte della storia italiana del sostegno creditizio all’economia reale. Il rafforzamento dei consorzi fidi e l’evoluzione della loro missione sono, a tal fine, essenziali.

 

Le manovre correttive ed il loro impatto recessivo

Pesa come un macigno – tanto sulla congiuntura, quanto sulle prospettive di medio termine – l’impatto delle manovre correttive degli andamenti della finanza pubblica, rafforzate dalla manovra “salva-Italia”. Gli effetti recessivi sono pesanti. Nel nostro Paese, è la domanda interna che, per via di investimenti e consumi, costruisce l’80% del prodotto. Ed è la debolezza della nostra domanda interna che spiega, in gran parte, il divario di crescita tra l’Italia e la “locomotiva” esportatrice tedesca. Dunque, se non si rimette in moto la domanda interna, l’Italia produttiva non riparte e i “conti” non tornano: neppure sul versante della finanza pubblica.

 

La riforma del fisco

Abbiamo raggiunto un livello di pressione fiscale che, per chi le tasse le paga, si attesta attorno al 55%. E’ un livello che zavorra drasticamente investimenti e consumi. Serve sapere quando si inizierà a ridurre le tasse. Lo chiediamo a chiare lettere ed attendiamo una risposta urgente ed altrettanto chiara.

E, ancora, resta davvero necessaria tanta semplificazione di un “barocco” sistema fiscale.

Vi è, poi, il nodo di un chiaro e vincolante riordino della fiscalità territoriale. Entità, struttura e destinazione dell’imposta vanno, dunque, profondamente e tempestivamente riviste.

 

Spending review

Serve, con urgenza, una vera e propria “chirurgia ricostruttiva” della spesa pubblica. Chirurgia capace di incidere in profondità e con precisione: recidendo inefficienze, improduttività e sprechi.

 

No ad ulteriori aumenti delle aliquote Iva

Bloccare, per l’ultimo trimestre di quest’anno, l’aumento programmato delle aliquote IVA.

E va poi fatto di tutto per derubricare definitivamente l’ipotesi di ricorrere all’inasprimento dell’IVA come “clausola di salvaguardia” dei saldi della manovra “salva-Italia”.

In generale, dimagrisca lo Stato e dimagrisca la pubblica amministrazione, in cui devono, invece, avanzare innovazione, riconoscimento della responsabilità e premio del merito. Ne guadagneranno l’efficienza e la produttività di tutto il Paese.

 

Pagamenti delle PA

Stime accreditate indicano nell’ordine di circa 70 miliardi di euro il montante complessivo dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. E i rimborsi IVA continuano a tardare. L’asfissia delle imprese per mancanza di liquidità è, troppo spesso, causata non solo dalla restrizione creditizia, ma anche da uno Stato che non onora i suoi impegni e che rende salatissimo il conto delle tasse da pagare. E questo è francamente inaccettabile!

 

Sconfiggere evasione e elusione

Tanto le ragioni del rigore, quanto le ragioni della crescita e dell’equità richiedono un impegno determinato per battere in breccia le patologie dell’evasione e dell’elusione fiscale. E’ infatti evidente che chi evade e chi elude mina le fondamenta del patto di cittadinanza ed opera a danno della crescita e dello sviluppo del nostro Paese.

Giudichiamo che chi opera scorrettamente – non battendo lo scontrino, non rilasciando fattura, non applicando il contratto di lavoro, operando abusivamente o vendendo merce contraffatta – lo fa anzitutto a danno dei tantissimi che, ogni giorno, il proprio dovere lo fanno.

Ma, con altrettanta nettezza, respingiamo la suggestione strisciante dei commercianti, dei lavoratori autonomi, dei piccoli imprenditori tutti evasori e soltanto loro evasori. È, infatti, una suggestione falsa ed ingiusta.

 

Liberalizzazioni e semplificazioni

Liberalizzazioni e semplificazioni vanno perseguite: secondo il Documento di Economia e Finanza, determineranno, tra il 2012 e il 2020, un effetto cumulato sulla crescita del 2,4%. Ma ne deriva, sul piano del metodo, l’utilità di un confronto preliminare per la messa a punto di buone misure, ferme restando, ovviamente, le finali responsabilità di scelta di Governo e Parlamento. Quando questo confronto manca, il buon esito non è garantito.

Questo è, appunto, quanto è avvenuto con la scelta di totale deregolamentazione degli orari di attività e delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali.

 

Commercio e concorrenza

C’è la necessità di strumenti di programmazione e di valutazioni d’impatto, viste la complessità e la delicatezza delle relazioni che intercorrono tra commercio, città e territorio in genere. È  giunto il tempo di nuove politiche per il commercio italiano: politiche che non arretrino rispetto alla sfida della concorrenza, ma tengano insieme rafforzamento di produttività e pluralismo distributivo.

 

Ciò che serve all’economia dei servizi

- istruzione e innovazione, ricerca e sviluppo – dedicata anche e particolarmente al sistema dei servizi

- intelligenza di un modello di crescita che faccia leva sul patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese, e sulle filiere di una green-economy opportunamente incentivata

- internazionalizzazione sorretta dalla qualità di un “made in Italy” che va giustamente tutelato

- integrazione e crescita attraverso i contratti di rete ed i distretti del commercio e del turismo

- investimenti infrastrutturali, a partire dal sistema dei trasporti e della logistica.

 

Ripartire dalle città

Occorre una solida regia unitaria di queste iniziative e va tenuto saldissimo il nesso tra riqualificazione delle aree urbane e rivitalizzazione economica del loro tessuto.

 

Ripartire dalla cultura e dal turismo

Ai nostri giorni, sono divenuti quasi “senso comune” la constatazione delle potenzialità ancora inespresse del turismo italiano e l’auspicio – basato sul nostro patrimonio di ambiente e bellezza, di storia, arte e cultura, di tipicità – del raddoppio del contributo del settore alla formazione del PIL.

Ma al turismo italiano – va pur detto – certo non giovano né la prospettiva dell’incremento delle aliquote IVA, né quella dell’universalizzazione di una non finalizzata tassa di soggiorno; né l’impatto dell’IMU, né l’ancora farraginosa e parziale soluzione per l’utilizzo del contante, oltre la soglia dei 1.000 euro, da parte dei turisti stranieri; né l’abolizione dei buoni vacanze, né l’annoso trascinamento della questione delle concessioni e dei canoni demaniali.

Innovare, cambiare e crescere è responsabilità delle imprese. Tocca, però, alle politiche pubbliche non ostacolare, ma accompagnare questo impegno.

 

Per la politica

Senza una buona e alta politica non c’è risposta all’emergenza e non ci sarà speranza per il futuro. La scelta di campo che chiediamo è affrontare la sfida della crescita e del futuro dell’Europa e dell’Italia dalla parte delle ragioni dell’economia reale, delle imprese, del lavoro.

 


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