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Giornata nazionale contro l'abusivismo

11/11/2013homestampa

Organizzata da Confcommercio la manifestazione ha coinvolto oltre 150 Ascom territoriali, unite per dire basta all'abusivismo, sì alla legalità


“Quattro imprese su cinque (l'82,4%)  - ha commentato Ugo Margini, presidente Ascom Parma - si ritengono danneggiate dall'azione dell'illegalità e dai meccanismi commerciali fuori dalle regole, mentre oltre un terzo delle imprese (il 34,9%) segnala l'acuirsi dei fenomeni illegali rispetto a tre anni fa nel territorio in cui opera. Questi sono solo alcuni dei dati presentati oggi da Confcommercio nazionale  che testimoniano quanto abusivismo e contraffazione siano fenomeni che destano molta preoccupazione, perché rappresentano un danno per l'economia legale,  perché nuocciono  alla competitività delle imprese, perché costituiscono un rischio per la salute dei cittadini, perché alimentano la malavita e arricchiscono la criminalità organizzata.”

Il nostro territorio purtroppo non ne è immune. Sono stati infatti 4 gli interventi di presidenti e consiglieri di federazioni provinciali che sono intervenuti nel corso della conferenza stampa per declinare le problematiche dell’abusivismo a livello  locale e nei  diversi settori (dai pubblici esercizi, ai locali da ballo, dall’abbigliamento agli auto trasporti)

“Da anni la nostra federazione – ha commentato Ugo Romani presidente Fipe Parma e Fipe Emilia Romagna - si batte per la tutela dei diritti della categoria rappresentata, troppo spesso vittima dell’abusivismo. Ricordo un dato molto significativo: il mercato della somministrazione abusiva di alimenti e bevande genera un volume d’affari a livello nazionale di 5 miliardi di euro, in Emilia Romagna di 394 milioni di euro e solo a Parma di oltre 37 milioni di euro. Il nostro settore è sempre più attaccato dalla concorrenza sleale di circoli, agriturismi e attività di somministrazione che non rispettano le regole e usufruiscono indebitamente di fiscalità agevolata. Il dilagare di questo fenomeno ci ha messo in seria difficoltà generando un profondo senso di frustrazione che si accompagna, oltre al danno economico, anche al danno di immagine.”

“Al grido d’allarme lanciato dalla Fipe si unisce anche quello del Silb di  Parma ha aggiunto Ernesto Mendola presidente provinciale - che da anni sostiene e combatte la lotta contro tutte le forme di abusivismo. Vogliamo ribadire che le aziende di pubblico spettacolo associate al Silb  esercitano la propria attività in forza del rilascio di specifiche autorizzazioni per ottenere le quali servono severi requisiti strutturali e alte dotazioni di sicurezza. Lo svolgimento di intrattenimenti in locali non autorizzati e pertanto non in regola con le attuali normative espone gli avventori a pericoli anche per la propria sicurezza. Per questo il Silb da anni combatte tutte le forme di abusivismo impegnandosi a verificare che sul territorio gli eventi vengano svolti da operatori qualificati e nel rispetto delle normative vigenti. Diversamente, è cura del sindacato stesso, attraverso una commissione nazionale appositamente designata, segnalare alle autorità di controllo gli eventuali e potenziali abusi e rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone, come peraltro sempre fatto negli ultimi anni. La provincia di Parma non a caso è quella che ha registrato il più alto numero di esposti e di segnalazioni di presunta attività abusiva”.

“L’abusivismo è un fenomeno cresciuto notevolmente negli ultimi anni – ha proseguito  Filippo Guarnieri presidente Fedrmoda Parma - che colpisce il comparto del commercio sia in sede fissa che su aree pubbliche  in quanto costituito da una rete organizzata di contraffattori che, eludendo ogni norma amministrativa e di sicurezza, riescono a produrre e a rifornire prodotti senza certezza alcuna ad un esercito di persone sfruttate come rete di vendita. Troppo spesso attenzione e preoccupazione si  concentrano su quest’ultimo anello della catena mentre il vero problema legato al fenomeno dell’abusivismo sta alla fonte, nei centri illegali di produzione e distribuzione. Un fenomeno che dunque preoccupa molto, cui purtroppo anche la nostra provincia non è immune: la cronaca locale riporta con frequenza ormai quasi giornaliera testimonianze di episodi di abusivismo che denunciano venditori illegali sempre presenti e sempre più aggressivi nonostante gli sforzi e il costante e crescente impegno delle Forze dell’Ordine.”

“Illegalità e concorrenza sleale – ha aggiunto Gabriele Rigoni consigliere Fai Parma - sono questioni molto sentite anche nel nostro settore. Un settore che negli ultimi anni ha subito un crollo significativo in termini   di  numero di imprese attive e di dipendenti assunti, ma che tuttavia vede ancora la presenza di aziende, italiane, che lottano per emergere, concentrando il proprio lavoro  su nicchie specializzate e qualificando la propria attività. Nel contesto di questa battaglia, cui si aggiunge il peso di una tassazione esasperata e di costi troppo elevati (autostrade/costo del lavoro/assicurazioni/gasolio…), le aziende si trovano a combattere contro la concorrenza sleale di imprenditori, anche stranieri, che sfruttando la possibilità fornita dai regolamenti comunitari (come ad  esempio attraverso l’assunzione di dipendenti in distacco transnazionale Cee ed extraCee, o la costituzione di  cooperative spurie con la finalità di sfruttare meglio la forza lavoro)  operano nel nostro mercato eludendo la normativa italiana.”

“Sicurezza e legalità – ha concluso Margini - dovrebbero essere un prerequisito fondamentale sia per lo Stato di diritto sia per la crescita e lo sviluppo. Un prerequisito la cui mancanza penalizza lo svolgimento di qualsiasi attività economica. Per questo chiediamo  azioni vere, concrete, che debellino l'abusivismo e la contraffazione. Chiediamo alle Amministrazioni e agli Enti preposti, che vengano messi in atto tutti i necessari controlli affinché siano rispettate le norme. Il mercato ha bisogno urgente di vedere applicate le regole, senza alcuna differenza di sorta, a tutti i livelli: sia nei confronti di coloro che svolgono  attività di commercio e attività di servizio (come ambulanti, centri benessere, attività di servizio alla persona, circoli etc. ) senza alcuna autorizzazione o senza alcun requisito professionale, sia nei confronti di quelle forme mascherate che si “spacciano” sotto altre vesti (come falsi circoli, falsi agriturismi ecc) svolgendo invece in realtà attività di vero e proprio pubblico esercizio.”


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11/11/2013homestampa

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