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difficoltà e le incertezze sulla ripresa dopo il lockdown

30/07/2020

via farini post lockdown

A luglio l’Istat conferma la continua flessione del clima di fiducia dei consumatoririspetto a giugno, dato che  esprime con chiarezza tutte le difficoltà e le incertezze sulla ripresa dopo il blocco generato dalla pandemia. Infatti, dopo i parziali recuperi di maggio e giugno, le famiglie manifestano preoccupazione per i prossimi mesi, atteggiamento che si già si riflette sulla decelerazione della dinamica dei consumi. Per le imprese, e in particolare nel terziario, commercio turismo e servizi, c’è invece una forte voglia di ripartire e un diffuso miglioramento delle aspettative che rimane, tuttavia, fortemente condizionato dai livelli pregressi di caduta della fiducia.

Viene confermata dunque la grave situazione che continua e che colpisce gran parte dei nostri settori, con punte gravissime nell’intrattenimento, il primo settore a chiudere e l’ultimo a riaprire, e nel turismo, ma che ha interessato tutto il commercio, ad eccezione dell’alimentare. Ricordiamo che la sospensione delle attività dovuta al lockdown (12.561 imprese del terziario sospese) ha prodotto conseguenze devastanti sui fatturati: il 77,6% ha visto contrarre i propri ricavi nei primi mesi del 2020 rispetto agli ultimi mesi del 2019.

In questo quadro a tinte fosche, i saldi, che prenderanno il via il 1° agosto, potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno: secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà oltre il 40% in meno, in media 135 euro – meno di 60 euro pro capite. I saldi, seppur imbrigliati dalle restrizioni economiche e dalle mascherine, rappresentano sempre un rito collettivo che, anche in tempi di Covid-19, risponde alle attese dei consumatori, se non altro per trovare il piacere dell’affare e della soddisfazione di un desiderio o per semplice gratificazione dopo un lungo periodo di rinunce.

Per quanto riguarda il turismo, secondo l’indagine nazionale Federaberghi supportata dall’ Istituto ACS Marketing Solutions che, nonostante la quota di coloro che rimangono in Italia sia cresciuta rispetto all’84,1% del 2019, il saldo è tragicamente negativo, con una diminuzione in valore assoluto di 2,4 milioni di persone e disastroso è il bilancio delle città d’arte e delle località termali, con un calo superiore al 70% rispetto allo scorso anno. Anche a Parma, Federalberghi provinciale conferma che, in linea con l’andamento nazionale, anche a Parma e provincia solo il 40% delle strutture è in attività e di queste molte stanno pensando di riaprire direttamente a settembre.   I dati provvisori dell’Ufficio Statistica della Regione Emilia Romagna attestano per il periodo gen-mag 2020 un calo, rispetto allo stesso periodo del 2019, che va dal -61% per i pernottamenti in città, al -65% se si aggiungono anche i comuni della provincia. I cali riguardano indistintamente le presenze sia italiane che straniere con punte che arrivano anche al 90% in meno di turisti per i comparti termali del territorio. Una situazione dunque preoccupante seppur non inaspettata che ha colpito tutte le strutture ricettive, dalle alberghiere (-67%) alle extra alberghiere (-64%). Vogliamo invece ricordare una nota positiva dell’iniziativa promossa da Federalberghi, Parma Accoglie, con l’obiettivo di rendere omaggio a tutto il personale che si è impegnato per curare e sostenere la comunità dei difficili mesi dell’emergenza sanitaria, che in un mese dal suo avvio ha già ospitato oltre 200 persone provenienti da tutta Italia tra personale medico, infermieristico e volontario (Parma Accoglie proseguirà fino al 10 settembre).

Sulla base dei suddetti dati, in generale negativi, ma in assenza di interventi urgenti molte aziende potrebbero non farcela e pertanto sono urgenti interventi e misure per salvare le imprese e i posti di lavoro, quali la proroga della cassa integrazione sino a fine anno e la riduzione del cuneo fiscale per le aziende che richiamano in servizio il personale. “Insomma, per far ripartire la nostra economia dobbiamo trovare sinergie e collaborazioni –conclude Claudio Franchini, Direttore Ascom - anche per permettere ai nostri centri di rivivere e dare maggior fiducia ai nostri clienti verso l’acquisto nei negozi di prossimità, preziosa risorsa per il nostro territorio, dove ciascuno, privato e pubblico, dovrà fare la sua parte”.

 

Crisi del commercio I negozianti: «Difficile rialzarsi dopo il lockdown»
Gazzetta di Parma di Giovedì 30 luglio 2020