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FIPE: indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d'impresa nei centri storici”

19/06/2026

simone zerbini fipe parma

I dati presentati in occasione dell’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d'impresa nei centri storici”, realizzata da FIPE-Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, hanno evidenziato come il settore abbia ormai arrestato la propria fase espansiva a livello nazionale, registrando una flessione del 3,7% rispetto al 2015, con una perdita netta di quasi 10.000 imprese. Il calo più significativo è stato registrato dai bar con una perdita di 22.300 attività (-18% rispetto al 2015).

In questo scenario Parma è in controtendenza rispetto al quadro nazionale confermandosi una delle realtà più solide e resilienti del Paese. Si distingue infatti per collocarsi al terzo posto in Emilia-Romagna, dopo Bologna e Rimini, per numero di imprese attive nel settore della ristorazione e del turismo.

Nello specifico sui pubblici esercizi, il dato parmense evidenzia una tenuta del comparto registrando nell’ultimo decennio un incremento dell’1,8% dove sono i ristoranti a mantenere il trend positivo (+34%) a differenza dei bar che invece sono in linea con il trend nazionale in quanto registrano una flessione del 15%.

«Il fatto che Parma registri una crescita, seppur contenuta, del numero di attività attive nell'arco dell'ultimo decennio rappresenta un segnale importante, soprattutto se confrontato con il quadro nazionale, dimostrando la capacità delle nostre imprese di adattarsi ai cambiamenti del mercato.» Dichiara Simone Zerbini, Presidente FIPE Parma e Vicepresidente FIPE Confcommercio Emilia-Romagna. «Bar, ristoranti e pubblici esercizi non sono soltanto imprese: sono luoghi di aggregazione, presìdi di sicurezza e punti di riferimento per residenti e turisti. Per questo è fondamentale continuare a sostenere il settore con politiche che favoriscano la qualità dell'offerta, la sostenibilità delle imprese e una gestione equilibrata degli spazi urbani, valorizzando il contributo che il comparto offre quotidianamente alla vitalità e all'attrattività del territorio parmense.

L'indagine pone inoltre l'attenzione sull'evoluzione dei centri storici, dove in molte città italiane si registra una crescente concentrazione dell'offerta di format caratterizzati da spazi ridotti, limitato impiego di personale e prevalenza dell'asporto. Su questo fronte anche Parma registra la stessa tendenza con un aumento del 21% del take away negli ultimi 10 anni.

“I dati – ha aggiunto Cristina Mazza Direttrice Confcommercio Parma -  testimoniano la capacità del territorio di mantenere attrattività economica e imprenditoriale, ma il calo dei bar e l’aumento del delivery possono portare a dinamiche che, se non governate adeguatamente, possono generare criticità in termini di qualità del prodotto offerto. Criticità che, soprattutto in una realtà come quella parmense, conosciuta nel mondo per il valore dei prodotti del territorio, possono diventare un “boomerang” nei confronti del crescente turismo. È necessario quindi mettere in campo, nei centri storici, una politica che permetta l’ampliamento delle superfici commerciali disponibili e faciliti l’aggregazione di più unità locali, per permettere cosi l’apertura di attività di somministrazione più ampie in grado di garantire la qualità che il nostro territorio merita.”