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Parma, il terziario e la fase post-covid: qual è lo stato dell’arte? Il focus di Ascom all’incontro presso l’Università di Parma

26/04/2022

incontro università aprile 2022

Si è svolto nei giorni scorsi il seminario introdotto dal Prof. Franco Mosconi dell’Università di Parma riguardante l’analisi del settore terziario (commercio turismo e servizi) nel periodo Post- Covid, con un Focus particolare sul commercio a Parma, che ha visto l’intervento di Cristina Mazza Vice Direttore e Responsabile del Centro Studi Ascom.

“In questi ultimi 5 anni il mondo del terziario, pur rimanendo la fetta più consistente delle imprese attive sul territorio (69% a livello nazionale ma anche a Parma), ha subito importanti cambiamenti: si evidenziano da un lato il crescente peso dei servizi e dall’altro il permanere di una crisi del commercio più tradizionale. Riguardo a quest’ultimo aspetto, tuttavia, lo scenario oggi è completamente diverso rispetto a 5 anni fa: ad influire di più sul commercio sono il cambiamento dei consumi e delle abitudini di acquisto rispetto alla grande preoccupazione di allora relativa al costante incremento delle grandi superfici di vendita, oggi ridimensionate – afferma Cristina Mazza - L’analisi attuale degli insediamenti commerciali a Parma, infatti, mette in evidenza un eccesso di offerta rispetto alla domanda e alle effettive necessità di mercato. Da una parte la pandemia ha accelerato una tendenza già in atto nel 2017-2019, vale a dire un costante disinteresse da parte degli investitori nella messa in cantiere di vaste aree commerciali già autorizzate, portando di fatto a un sostanziale blocco di interesse per l’apertura di superfici medio grandi superiori ai 2500 mq, e dall’altra la forte crescita delle vendite on line ha influito enormemente sul raggiungimento della saturazione commerciale di certi format commerciali. Tale trend, dunque, pare essere fortemente in contrasto con la tendenza registrata nel periodo 2000 – 2015 e i relativi indicatori tendono a far prevedere un futuro in questa direzione: le principali aperture che si sono riscontrate negli ultimi due anni infatti sono relative a medie strutture della grande distribuzione alimentare, evidenziando, si ribadisce, il raggiungimento di una saturazione commerciale sui grandi format distributivi”.

“La pandemia inoltre ha fatto ritrovare l’importanza del negozio di vicinato che, tuttavia, rimane in forte sofferenza. Analizzando il dato nati-mortalità, infatti, si può rilevare una stabilizzazione del commercio al dettaglio ma sempre con un saldo negativo (-76 nel 2020) anche se molto più basso rispetto a quello rilevato nel 2017 (-227).- continua Mazza - Il dato strutturale relativo al commercio al dettaglio è dunque meno negativo rispetto al passato e la pandemia ha rafforzato il suo valore in termini di servizio e assistenza al consumatore, ma servono urgentemente interventi concreti affinché il sistema possa reggere anche in futuro. È abbastanza evidente, poi, un effetto composizione dei consumi sulla demografia d’impresa: crescono negozi di telefonia, computer e crescono le farmacie. Salute e tecnologia sono poli attrattori dei consumi negli ultimi 20 anni e in particolare negli ultimi 10. Il resto è in discesa, soprattutto i consumi tradizionali: cade il numero di negozi di abbigliamento, calzature, libri, giocattoli, mobili, ferramenta. Al contrario, si registra a livello nazionale, ma anche nel nostro territorio, un aumento del settore somministrazione alimenti e bevande che, pur con la crisi legata al covid, registra comunque continue nuove aperture, in particolare nei centri storici”.

Il quadro sopra delineato, infine, è stato ulteriormente aggravato dal conflitto in corso in Ucraina, che ha esacerbato e reso più estesi nel tempo una serie di impulsi negativi preesistenti e le tensioni inflazionistiche non sono più definite transitorie. Questo avrà inevitabilmente conseguenze pesanti sull’economia in generale e sulle imprese per diversi fattori, tra cui in particolare l’incremento dei costi delle materie prime e dell’energia. Secondo un’Indagine Nazionale di Format Research svolta a marzo 2022 il 48% delle imprese intervistate giudica rilevante il potenziale impatto diretto o indiretto della guerra sulla propria attività.